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CSEF - Center for Studies in Economics and Finance

L’accordo sulla Bad Bank e i problemi delle banche italiane

18 February
by Giovanni W Puopolo, Corriere del Mezzogiorno

Dopo un negoziato durato quasi un anno, l’accordo raggiunto martedì sera 26 gennaio tra il governo italiano e la Commissione europea sulla bad bank (letteralmente ) prevede la possibilità per le banche italiane di cedere i propri crediti deteriorati a nuovi veicoli finanziari creati appositamente per ogni istituto, le bad banks appunto. In altre parole, tutti i crediti in sofferenza andrebbero nella “parte cattiva” lasciando la parte “buona” nei bilanci delle banche.

Nel caso specifico, il nuovo accordo prevede che le bad banks finanzieranno l’operazione attraverso l’emissione di titoli cartolarizzati (praticamente delle ‘obbligazioni’) coperti da garanzia statale. Ma, come ha chiarito il ministero di via XX Settembre “lo Stato garantirà soltanto le tranche senior delle cartolarizzazioni, cioè quelle più sicure, che sopportano per ultime le eventuali perdite derivanti da recuperi sui crediti inferiori alle attese”. In altre parole, la garanzia non si applica a tutti i crediti in sofferenza, ma solo ai pacchetti di prestiti che abbiano ottenuto da un’agenzia un rating uguale o superiore a Investment Grade, cioè a quelli di maggior valore ed affidabilità. Inoltre, “non si potrà procedere al rimborso delle tranche più rischiose (junior e mezzanina), se non saranno prima state integralmente rimborsate le tranche senior garantite dallo Stato”.
Nei giorni immediatamente successivi all’accordo, molti titoli del settore bancario hanno fatto registrare notevoli perdite in borsa a testimonianza che gli investitori, penalizzati anche dalla congiuntura macroeconomica, non hanno particolarmente apprezzato questo meccanismo di garanzia pubblica sulla cartolarizzazione delle sofferenze bancarie (Gacs).

Inoltre, il Ministero ha chiarito che, per evitare che si possa configurare un aiuto di stato, il valore della garanzia statale dipenderà dai prezzi di mercato, utilizzando proprio i prezzi di alcuni contratti di assicurazione contro il fallimento (i CDS) con un livello di rischio simile. Inoltre, il prezzo della garanzia sarà crescente nel tempo, rafforzando così l’incentivo a recuperare velocemente i crediti concessi.
L’intesa tra governo italiano e Commissione europea rappresenta sicuramente un punto di partenza sulla gestione di circa 88 miliardi di sofferenze bancarie nette, anche se pesano molte incertezze sul suo effettivo funzionamento. Uno dei principali dubbi riguarda la decisione di non avere un’unica grande “bad bank”, che avrebbe potuto gestire meglio tutto le sofferenze accumulate dal sistema bancario italiano, bensi una soluzione più decentralizzata che prevede la creazione di tante bad banks, praticamente una per ogni banca (o gruppi di banche). Inoltre, non è ancora chiaro a quanto ammonterebbero le tranche senior garantite, e soprattutto cosa succederà ai titoli non garantiti.

Infine, vorrei concludere ricordando che l’idea di impiegare una Bad Bank per la gestione delle sofferenze bancarie non è per niente nuova in Italia. Tale strumento, infatti, è stato impiegato con successo da parte del Sanpaolo IMI negli anni duemila, dopo l’acquisizione del Banco di Napoli, per far rientrare gran parte delle esposizioni (circa il 90%) che avevano decretato la fine dell’istituto partenopeo. Con la speranza che la storia ora si possa ripetere…