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CSEF - Center for Studies in Economics and Finance

L’università chiusa nel recinto dei settori

24 November
by Maria De Paola, Tullio Jappelli e Vincenzo Scoppa, lavoce.info

Troppi settori per la ricerca

La legge di stabilità ha incrementato il fondo per il finanziamento ordinario delle università statali allo scopo di reclutare 500 professori universitari di elevato profilo scientifico. Il decreto non precisa alcuni importanti passaggi della gestione del programma. Ad esempio, non è chiaro come saranno organizzati i concorsi e come saranno composte le commissioni di valutazione. Si tratta di concorsi organizzati per “macro-settori” oppure si farà appello alla distinzione – ignota nelle università di molti altri paesi – tra settori concorsuali?
La domanda riapre una questione spinosa sul modo in cui è organizzato il sistema universitario italiano. Oggi, in base al decreto ministeriale del 30 ottobre 2015, in Italia ci sono 367 settori scientifico-disciplinari (Ssd), raggruppati in 188 settori concorsuali (Sc), 88 macro-settori e 14 aree, e ogni ricercatore o professore afferisce a uno specifico settore disciplinare (e concorsuale).
I settori scientifico-disciplinari dovrebbero rispondere a criteri di omogeneità scientifica e didattica. Tuttavia, cosa debba intendersi per omogeneità non è affatto chiaro. I professori universitari nella propria attività di ricerca sono solitamente impegnati in più aree e in studi di carattere interdisciplinare. Per quanto riguarda l’attività didattica, svolgono almeno parte della propria attività insegnando in corsi di base che sono trasversali a molti settori.
Le classificazioni per loro natura richiedono semplificazioni e forzature, se però si arriva a distinguere tra ben 367 diversi settori scientifico-disciplinari(e 188 settori concorsuali) viene naturale chiedersi se non ci si sia lasciati prendere un po’ la mano. Tanto più che la realtà è fortemente variegata, con alcuni settori super-specializzati e altri molto più ampi che comprendono diversi approcci di ricerca. I 188 settori concorsuali rispondono a differenze nel corpus teorico/metodologico o sono almeno in parte il frutto di interessi corporativi? Perché in molti altri paesi, ad esempio in quelli anglosassoni, i settori non esistono, o sono molto più ampi?

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