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CSEF - Center for Studies in Economics and Finance

La crisi greca del 2015

30 April
by Marco Pagano, La rivista il Mulino

La Grecia è nuovamente l’epicentro di una crisi economica e finanziaria nell’Unione Europea. Il governo di Alexis Tsipras si rifiuta di proseguire l’attuazione degli impegni che i suoi predecessori avevano preso con la Troika formata dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), dalla Banca Centrale Europea (BCE) e dalla Commissione UE: ha annunciato il blocco dei programmi di liberalizzazione e privatizzazione, l’aumento delle pensioni e dei salari minimi, l’abbandono delle politiche di ristrutturazione del settore pubblico, e soprattutto la volontà di rinegoziare il debito pubblico greco. Il FMI, la BCE e la Commissione UE hanno reagito duramente a questa svolta politica della Grecia, e finora è stato impossibile trovare un compromesso tra le richieste del nuovo governo greco e la posizione di queste tre istituzioni.

È noto che la vittoria elettorale di Syriza su una piattaforma contraria alla politica di austerità e il consenso che tuttora sostiene il governo di Tsipras sono una reazione ai duri sacrifici che la crisi ha imposto alla maggioranza della popolazione greca. Quello che però è meno noto è che paradossalmente questa forte insoddisfazione sociale e il conseguente rivolgimento politico sono intervenuti in una fase in cui l’economia greca era in piena ripresa, e che l’instabilità finanziaria generata dallo scontro politico tra il governo di Tsipras e le istituzioni europee sta mettendo a repentaglio questa ripresa economica, e inoltre sta impedendo alla Grecia di beneficiare della politica monetaria molto espansiva recentemente varata dalla BCE e di agganciare l’incipiente ripresa europea. Prima di discutere dell’attuale scontro tra il governo greco e le istituzioni europee, vale quindi la pena di fare un passo indietro e tracciare il quadro della situazione macroeconomica della Grecia prima delle elezioni di gennaio.

Evoluzione recente dell’economia greca

La crisi greca nasce da un forte squilibrio dei conti pubblici e dei conti con l’estero: tra il 1999 e il 2009, la Grecia ha avuto in media un deficit pubblico di oltre il 6% del PIL e un deficit delle partite correnti con l’estero superiore al 10%. Entrambi sono valori di gran lunga superiori a quelli di tutti gli altri paesi dell’Unione Europea (UE). Fino al 2008, questi elevati “deficit gemelli” si sono accompagnati a un’espansione dei consumi totali (privati e pubblici) molto maggiore che nel resto della UE. In altri termini, nella decade prima della crisi, la Grecia è vissuta molto al di sopra dei suoi mezzi. L’attuale livello elevatissimo del debito pubblico ed estero greco non è altro che il risultato cumulativo di questi eccessi.

Tuttavia, le politiche di austerità adottate a partire dal 2009 hanno cominciato a correggere questi squilibri: il deficit pubblico è passato dal 15,2% del PIL nel 2009 al 2,5% nel 2014, anno in cui c’è addirittura stato un surplus primario dell’1,1%. In questo processo, il consumo totale si è fortemente ridotto, sebbene ancora nel 2013 fosse ancora pari al 91,2% del prodotto interno lordo (PIL), a fronte di una media UE del 77%...

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