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CSEF - Center for Studies in Economics and Finance

La disuguaglianza della ricchezza, c’e’ ancora tanto da scoprire

5 June
by Salvatore Morelli, lavoce.info

Il tema delle disuguaglianze economiche occupa ormai una posizione di prominenza nel dibattito pubblico, come mostra la recente edizione del Festival dell’Economia, tutta incentrata sulle disuguaglianze e la mobilita’ sociale. Inoltre l’urgenza del momento storico insieme ad alcuni dei discorsi ufficiali di rappresentanti istituzionali di rilievo come Barack Obama, Christine Lagarde, Janet Yellen hanno fornito ulteriore legittimazione politica all’importanza di questi temi.

Una delle dimensioni fondamentali della disuguaglianza economica e’ quella relativa alla proprieta’ della ricchezza, la cui distribuzione e’ ritenuta essere piu’ diseguale rispetto a quella del reddito. La ricchezza, e’ inoltre sostanzialmente legata allo status sociale e al « potere » (la classifica dei paperoni mondiali stilata da Forbes e’ basata sulla ricchezza) e puo’ essere trasferita alle generazioni successive generando enormi vantaggi ereditati, ampliando sostanzialmente le disuguaglianze di opportunita’ nell’economia e riducendone al contempo le prospettiva di crescita.

Tuttavia e’ bene ricordare che pochi sforzi ed investimenti sono stati fatti negli ultimi anni per accumulare sufficiente evidenza empirica sulla distribuzione della ricchezza e numerosi elementi rimangono ancora da chiarire.

Le ricerche empiriche riassunte nel libro di Piketty, “Capital in the twenty-first century”, sono un raro esempio di rappresentazione di evidenza empirica di lungo termine su una variabile di cosi’ difficile misurazione come la ricchezza. Questi dati sono principalmente stimati a partire dai registri amministrativi dei patrimoni ereditari utilizzando il cosiddetto metodo dei « moltiplicatori di mortalita’ ». Si usa un campione della ricchezza della popolazione dei deceduti in un anno specifico al fine di stimare la distribuzione della ricchezza della popolazione vivente.

Questi dati, per loro natura, si prestano bene alla stima delle quote di ricchezza detenute dai segmenti piu’ ricchi della popolazione ma non sono privi di problemi.
In Italia, per fare un esempio, l’abolizione delle imposte sulle successioni dal 2001 al 2006 ha creato un buco amministrativo, e dunque informativo per chi volesse stimare un’eventuale misura di concentrazione di ricchezza patrimoniale partendo da questi dati. Nel Regno Unito, l’elaborazione delle tabulazioni fiscali sulle eredita’ ha subito sostanziali revisioni e riduzioni di investimenti che, a loro volta, hanno ridotto l’utilita’ e l’attendibilita’ di dati cosi’ importanti. Ad esempio, usando gli stessi dati si possono raggiungere facilmente diverse conclusioni sull’andamento della disuguaglianza nell’ultimo decennio e sul suo livello.

Infatti, in un recente lavoro in corso, in collaborazione con Facundo Alvaredo e Anthony Atkinson, abbiamo stimato che la quota percentuale di ricchezza netta detenuta dall’1% piu’ ricco degli individui del Regno Unito e’ pari a circa il 17-20% nel 2009 . Questa quota non appare sostanzialmente diversa dalla quota di reddito lordo totale dell’1% piu’ ricco, pari a circa 15%, e non presenta una chiara e robusta tendenza di crescita positiva a partire dall’inizio del 21-esimo secolo.
Diversamente, la stessa quota percentuale di ricchezza dell’1% piu’ ricco puo’ salire a circa 28% utilizzando gli stessi dati ma elaborandoli diversamente (come riportato ad esempio nelle stime di Thomas Piketty per il Regno Unito). L’Organizzazione Per la Cooperazione e Lo Sviluppo Economico, nel nuovo rapporto « In it together, why less inequality benefits all », stima per il 2012 che l’1% delle famiglie piu’ ricche della Gran Bretagna detiene circa il 17% del totale della ricchezza netta personale nazionale e indica che la tendenza e’ in forte crescita a partire dal 2006 (basandosi sull’indagine della ricchezza delle famiglie dell’Office for National Statistics ).

La ricchezza e’ dunque piu’ concentrata del reddito ? La disuguaglianza della ricchezza sta crescendo negli ultimi anni ? Qual e’ l’attuale livello di concentrazione della ricchezza ? E’ evidente che anche queste semplici domande non hanno ancora una chiara risposta.

Avendo a disposizione dati dettagliati sui redditi da capitale ed utilizzando delle stime dei tassi di rendimento di specifiche categorie di investimento, si possono stimare i livelli di ricchezza che hanno dato origine a questi flussi di reddito. Cio’ viene fatto con il cosiddetto metodo di capitalizzazione dei redditi da capitale, come applicato recentemente dagli economisti Emmanuel Saez e Gabriel Zucman. Queste stime indicano un livello ed una tendenza di crescita della disuguaglianza di ricchezza molto piu’ marcata.

Il metodo della capitalizzazione, pero’, difficilmente potrebbe essere applicato in Italia dove molti dei redditi da capitale sfuggono agli occhi dei ricercatori e delle istituzioni in quanto esenti da tassazione (o tassati separatamente con aliquote ridotte). Allargare la base fiscale includendo i redditi da capitale rilascerebbe in primis una mole di informazione utile al fine di migliorare le stime di concentrazione del reddito e della ricchezza.

Una buona evidenza empirica rimane infatti fondamentale per informare il dibattito e le politiche pubbliche su un tema di cosi’ grande rilevanza. La ricerca empirica sulla distribuzione della ricchezza sta vivendo una nuova fase di espansione ma spetta anche alle istituzioni investire sempre maggiori risorse per migliorare la qualita’ dei dati e garantirne un accesso trasparente.