Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network e la raccolta di dati statistici in forma aggregata. Se non acconsenti all'utilizzo dei cookie di terze parti, alcune di queste funzionalità potrebbero essere non disponibili. Per maggiori informazioni consulta la cookie policy, continuando a navigare o cliccando su un qualsiasi elemento della pagina acconsentirai all’utilizzo dei cookie.

CSEF - Center for Studies in Economics and Finance

Perché i sondaggi continuano a sbagliare

6 December
by Massimo Aria e Sergio Beraldo, Lavoce.info

Un altro risultato imprevisto

Il commento attribuito al presidente del Consiglio – “Non credevo mi odiassero così tanto” – una volta appresi i risultati relativi al voto sulla riforma costituzionale, rende bene l’idea di quanto l’esito fosse largamente inatteso, sebbene quasi tutti i sondaggi concordassero nel ritenere maggioritaria l’opposizione alla riforma. È anche del tutto evidente come una tale disfatta abbia acuito il senso politico del voto, ancorché il 40 per cento di consensi corrisponda, in linea di massima, a quelli ottenuti dal Pd alle elezioni europee del 2014, che acclamarono Matteo Renzi trionfatore.
Analizzando i dati relativi ai sondaggi pubblicati nel periodo 11-18 novembre 2016, reperibili sul sito della presidenza del Consiglio, si corrobora la convinzione che l’esito del voto fosse imprevisto.
La figura 1 riporta l’intervallo entro cui, con fiducia del 95 per cento, il sondaggio corrispondente colloca la percentuale di voti a favore del “no”. La percentuale di votanti contrari alla riforma costituzionale è stata sistematicamente sottostimata. Il dato reale (59,11 per cento) ricade nell’intervallo di confidenza solo in un caso, e a malapena. Analoga considerazione può essere svolta per ciò che attiene alla partecipazione al voto (65,47 per cento), i cui dati, con i relativi intervalli di confidenza, sono riportati in figura 2. L’intervallo di valori previsti per il tasso di partecipazione non è mai in grado di catturare il valore effettivo.
Peraltro, tra i sondaggi considerati, solo il 68 per cento rende noto il tasso previsto di partecipazione al voto – cosa quantomeno strana, data la rilevanza del dato – la cui distribuzione, tra i sondaggi, presenta un’eccentrica variabilità. La variabilità suggerisce l’esistenza di una non giustificabile eterogeneità nei campioni estratti dalle società di sondaggi, e dunque di una distorsione nei risultati.

Continua la lettura sul sito de Lavoce.info