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CSEF - Center for Studies in Economics and Finance

Previdenza complementare tra opportunità e rischi

17 June
by Tullio Jappelli, Lavoce.info

Il 7 giugno è stata presentata la relazione della Covip per il 2015 (www.covip.it). La Covip è l’autorità per la vigilanza sui fondi pensione e controlla tutto il funzionamento della previdenza complementare, cioè degli intermediari finanziari che raccolgono e investono il risparmio previdenziale.
I dati della relazione indicano che le adesioni alle varie forme di previdenza complementare (fondi pensione negoziali, fondi aperti o piani individuali per esempio) sono oltre 7 milioni. Se osservato in una prospettiva di medio periodo, si tratta di un aumento significativo rispetto al 2000, anno in cui le adesioni erano meno di 2 milioni (tavola a7 della relazione).
Per molti aspetti, è uno sviluppo atteso, perché la diffusione della previdenza complementare dipende in buona misura dal grado di copertura della previdenza sociale, che particolarmente per le nuove generazioni si è ridotto in modo significativo dopo le riforme avviate negli anni Novanta. Si tratta però anche di uno sviluppo insufficiente, anche nel confronto internazionale (vedi p. 171 della relazione). Rispetto al totale delle attività finanziarie delle famiglie, il risparmio previdenziale è di entità modesta (3,4 per cento). Inoltre la previdenza complementare è ancora poco diffusa tra i giovani e registra tassi di adesione inferiori alla media nelle regioni meridionali e centrali. Sono proprio le giovani generazioni quelle che avranno una copertura minore dalla previdenza sociale e quindi un’esigenza maggiore di copertura integrativa.
Un aspetto collegato al funzionamento del mercato del lavoro riguarda la contribuzione, che per molti aderenti ai fondi non è regolare. Si stima che ogni anno circa un quarto degli iscritti alla previdenza complementare non effettua alcun versamento, con la conseguenza che le prestazioni in futuro risentiranno di vuoti contributivi. Un secondo problema è la frammentazione del settore. A fine 2015, solo dodici fondi (su quasi 500) raccoglievano più di 100mila iscritti; oltre la metà aveva meno di mille iscritti, in gran parte fondi istituiti prima del 1992. La struttura del mercato è quindi molto dispersa; un aumento delle dimensioni dei fondi concorrerebbe a ridurre i costi di gestione e le rendite di posizione, oltre che a migliorare la qualità stessa della gestione. Dopo la crisi finanziaria del 2008 i rendimenti netti sono stati mediamente superiori al rendimento del Tfr- trattamento di fine rapporto (che ha oscillato tra 1,2 e 3,5 per cento).

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