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CSEF - Center for Studies in Economics and Finance

Putting people first: in ricordo di Tony Atkinson

17 January
by Salvatore Morelli, Eticaeconomia.it

Tony Atkinson (1944-2017), economista, intellettuale e studioso di punta della disuguaglianza e dell’economia del benessere, è morto all’alba del nuovo anno, ad Oxford, dopo aver combattuto un mieloma multiplo incurabile.

Conseguita la laurea all’Università di Cambridge, a soli 23 anni, diventa un Fellow del St John’s College ed ha inizio il decennio che segna la sua vita professionale in modo profondo. Lo studio della matematica (inizialmente scelta come materia) e dell’informatica (ha lavorato 11 mesi all’IBM) non distoglie il suo profondo interesse verso le tematiche sociali, la povertà prima fra tutti, che segna l’inizio e la fine della sua carriera professionale. Nel 1969 pubblica il suo primo libro «Poverty in Britain and the Reform of Social Security» e, solo pochi mesi prima di morire, il rapporto Monitoring Global Poverty, prodotto della sua attività di presidente della Commissione sulla Povertà Globale istituita dalla Banca Mondiale. E se la malattia glielo avesse permesso, avrebbe ultimato un ulteriore libro, destinato ad un audience più ampia, Measuring poverty around the world.

A Cambridge, l’influenza più profonda è quella del suo mentore, il premio Nobel James Meade. Qui inizia anche ad insegnare un corso di economia pubblica, attività che porterà alla pubblicazione, nel 1980 insieme a Joseph Stiglitz, del testo più utilizzato nei corsi di economia pubblica, un classico di cui è stata prodotta nel 2015 una seconda edizione. Un risultato fondante della moderna economia pubblica e della teoria della tassazione ottimale prende il loro nome, quello di Atkinson-Stiglitz. In un lavoro pubblicato nel 1976, Atkinson e Stiglitz analizzano la relazione fra la tassazione indiretta (sui beni) e quella diretta (sul reddito) e mostrano come i governi possano, sotto condizioni precise, contare solamente sulla tassazione diretta. Interpretando la tassazione sul capitale come un’imposta sul consumo futuro, numerosi ricercatori hanno dibattuto per anni sulle implicazioni e l’utilità di un’imposta sul capitale.

Negli anni precedenti, Tony offre ulteriori contributi fondamentali alla disciplina economica e, nel suo stile migliore, all’intera comunità accademica. Fra tutti, nel 1971, Tony fonda il prestigioso Journal of Public Economics e resta in qualità di editor fino al 1997. Un anno prima aveva, invece, già pubblicato, sulla rivista Jounal of Economic Theory, un articolo che resta fino ad oggi uno dei suoi articoli più citati ed uno dei più importanti contributi moderni all’economia del benessere: On the Measurement of Inequality.

L’articolo rivoluziona lo studio della disuguaglianza economica, costruendo un ponte teorico fra la sua misurazione e l’economia del benessere. Le classiche misure di disuguaglianza economica, come il coefficiente di Gini, sono solitamente descritte come una rappresentazione neutrale di dispersione del reddito e della ricchezza. Tony ci ha mostrato, invece, che la scelta di un indice di disuguaglianza spesso sottende una scala di valori specifici circa la giustizia sociale e l’uguaglianza. L’indice di Atkinson nasce esattamente dalla necessità di rendere espliciti questi principi normativi che spesso restano nascosti, in quanto impliciti agli indicatori stessi. Variando il cosiddetto parametro di “avversione alla disuguaglianza” si può scegliere il grado di sensitività dell’indicatore di Atkinson al variare della condizione economica e di benessere dei meno abbienti nella popolazione. Più è alto tale grado di avversione, maggiore è il peso che si da alle differenze di reddito o di ricchezza esistenti fra la parte « bassa » e la parte « alta » della distribuzione. Come ha scritto Thomas Piketty, che ha più volte pubblicamente riconosciuto l’eredità intellettuale di Tony Atkinson, “questi contributi da soli giustificherebbero diversi premi Nobel”.
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